Giovani Comunisti/e circolo "Peppino Impastato" - Partinico (PA)                         

Circolo di Partinico

Dilaga il movimento degli studenti francesi

Trenta le università occupate, i sindacati e i consigli d’ateneo contro la legalizzazione del precariato

Francesco Giorgini
Parigi
 

Ora sembra proprio un fiume in piena. Il movimento anti-Cpe, che da un mese reclama il ritiro del contratto primo impiego che consacra il precariato integrale per i giovani francesi sotto i 26 anni, gonfia e straripa ormai ad ogni ansa o declivio.

Ieri è stata per il governo del premier Villepin una giornata passata a pigliar pietre, una dopo l’altra, sulla capoccia. Mano a mano che le agenzie di stampa stilavano dai quattro angoli del paese la cronaca battente della contestazione. Nuove università in lotta come a Lione o a Strasburgo; nuove facoltà completamente bloccate e occupate come a Nantes o a Parigi; lo sciopero che dilaga nei licei come a Rennes o a Tolosa o ancora le prime assemblee nelle grands ecoles come l’ecole normale. E’ il movimento che rompe anche gli argini, per così dire, anagrafico amministrativi. I professori e gli assistenti il personale tecnico e amministrativo, precari e non che si mettono in sciopero come a Nanterre o Bordeaux; i consigli di facoltà che votano la serrata e chiedono il ritiro del Cpe come a Tours; i rettori di università, già una mezza dozzina, che sempre più numerosi chiedono, loro pure travalicando per una volta gli argini, ufficialmente il ritiro della legge. Ancora, una delle due principali federazioni dei genitori che decide di aderire non solo alle manifestazioni nazionali unitarie con tutti i sindacati previste per sabato, ma anche ai due giorni di mobilitazione studentesca di oggi e giovedì.

Un’onda di piena che anche il restio ministero dell’educazione, che pure da due settimane cerca per discreditare il movimento, è costretto obtorto collo a confermare. Secondo le avare cifre ufficiali si è passati da 8 a 11 università completamente bloccate e da 15 a 26 università in lotta. Le cifre delle organizzazioni studentesche sono nettamente più corpose: 50 le università investite dalla protesta di cui 31 bloccate e occupate (su circa 80 atenei che conta la Francia). All’Unef, il principale sindacato studentesco, spiegano che loro hanno contattato gli atenei uno a uno e che il ministero mente. In effetti tutte le fonti non ufficiali che siano giornalistiche, associative o dall’interno dell’amministrazione confermano il conto fatto dagli studenti. Ma, al di là dei numeri, è sulla tendenza che non ci sono dubbi: il movimento si allarga, si consolida e spesso si radicalizza.

E’ la risposta inequivocabile allo sgombero poliziesco della Sorbona di venerdì notte e all’intervento del primo ministro Villepin che domenica sera è andato in televisione a ribadire che «il Cpe è votato e sarà applicato» e che si può tutt’al più zuccherarlo un po’ ed eventualmente negoziare, con sindacati e studenti sul dolcificante. Villepin ha proposto un complemento di indennità in caso di licenziamento, un referente all’ufficio di collocamento per “assistere” chi firma un Cpe e per finire la valutazione degli effetti del cpe a scadenza semestrale. Tanti regalini, ma il pacco resta lo stesso e resta indigesto. I sindacati e le organizzazioni studentesche gli hanno risposto unanimi: prima il ritiro del Cpe e solo dopo il negoziato su cosa fare contro il precariato in generale e quello dei giovani in particolare.

La cocciutaggine di Villepin è stato il segnale, anche per i più moderati, che il compromesso non è più possibile, e che sarà il rapporto di forza a decidere del futuro, più o meno precario, del lavoro giovanile. Come diceva lo striscione del corteo spontaneo che ieri ha bloccato a Parigi il boulevard St. Michel e quello St. Germain: «Ouvrez - là maintenant ou fermez - là pandant deux ans» (parlate ora o zitti per due anni) appunto. Due anni come i due anni di “prova” previsti dal Cpe durante i quali il neoassunto potrà essere licenziato secondo il totale, sovrano, libero arbitrio del padrone.

Parigi, si diceva, con la Sorbona vuota di studenti, tenuti lontani dai celerini, che sembra un tempio abbandonato da ogni grazia. Presidiato dai poliziotti di un governo non-udente arroccato a difendere ormai solo se stesso. Dopo aver reclamato il diritto a rientrare nella loro università quasi 3mila studenti hanno improvvisato un corteo nel quartiere con annessa occupazione imprevista del limitrofo e prestigioso College de France. La polizia li ha sgomberati con lacrimogeni e manganelli prima di notte. Oggi sarà il primo giorno di mobilitazione nazionale degli studenti con in programma iniziative locali e decise da ogni singola assemblea generale in tutte le città francesi. Una sorta di round di riscaldamento prima della giornata di manifestazioni di giovedì. Per finire sabato con i cortei unitari, con i sindacati e tutta la gauche. Nella maggioranza, che comincia da qualche giorno a mostrare le prime crepe in molti si aspettano un intervento del presidente della Repubblica per salvare il suo delfino prediletto. E’ certo che la settimana rischia di essere decisiva per il governo di fine legislatura di Dominique de Villepin.